Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Menu
Sei in: Home / Notizie / Notifiche

Il vino e i popoli italici nelle collezioni dei Musei Archeologici di Chieti

Sabato 9 maggio 2020 – Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio.

Il consumo del vino è documentato precocemente in Italia, come lascia intuire la tradizione che attribuisce a Numa Pompilio -non senza qualche anacronismo- l’introduzione dell’uso di spegnere il fuoco del rogo funebre con il vino (Plinio, Nat. Hist. XIV, 14, 88).

Come osservato per l’Etruria, anche in ambito italico la produzione di vino (come pure quella di olio) “sottintende uno sfruttamento razionale delle campagne tipico di una civiltà urbana” (Mauro Cristofani).

Che il vino prodotto in antico non dovesse avere un sapore particolarmente gradevole si deduce dalle abitudini, tipiche sia dei Greci che dei Romani, di aggiungervi altre sostanze, come l’acqua di mare, resine, miele, spezie o frutta a pezzi. Prima di essere servito nelle mense private o nei banchi di mescita, questa sorta di mosto aromatizzato veniva allungato con acqua e filtrato.

In base alle funzioni dei recipienti, il servizio da vino è composto da:

a) vasi per mescolare/presentare (crateri, olle);

b) vasi per conservare/contenere (olle, anfore);

c) vasi per attingere/versare (brocche/oinochoai, tazze/kyathoi, attingitoi);

d) vasi per bere (coppe/kylikes, calici, kantharoi, boccali).

Vista la densità e l’arricchimento della bevanda a base di vino con l’aggiunta di altre sostanze, diviene fondamentale l’uso di colini (fig. 1: colum da Capestrano) o di infundibula (colini provvisti di un imbuto mobile) per filtrare il composto che veniva versato dalle anfore nel cratere, grande recipiente di forma aperta (dalla larga imboccatura) dove il vino veniva mescolato ad acqua prima di essere servito, secondo l’uso diffuso sia nei conviti greci sia in quelli romani, probabilmente per l’alta gradazione alcolica causata dalla vendemmia tardiva. Bere vino puro era considerato un uso proprio dei barbari e delle popolazioni più rozze.

Marziale riferisce di un sistema per filtrare e raffreddare il vino ponendo della neve nella vasca del colum. A seconda della stagione, il vino poteva anche essere riscaldato.

Dopo essere stato mescolato con acqua in varie proporzioni decise dal “simposiarca” presso i greci o dal “magister bibendi” presso i romani, la bevanda così ottenuta era attinta dal cratere e versata nei calici o nelle coppe per bere.

Fra i vasi per versare sono le brocche (oinochoai), che in area italica vengono spesso importate dall’Etruria, come ad esempio si osserva per un certo numero di recipienti in bronzo da Campovalano (fig. 2: oinochoe da Campovalano). Fra quelli per bere sono le coppe. Alcuni esemplari “di lusso”, detti kylikes, importati dalla Grecia, sono molto rari in ambito italico ed erano sicuramente dei veri e propri “status symbol”: erano finemente decorati con scene che richiamano il mondo dionisiaco (Dioniso era il dio legato al vino), la mitologia e la vita quotidiana nel mondo greco (figg. 3, 4: kylikes attiche a figure rosse da Villamagna).

Fin dai tempi più antichi, il vino assume un significato cerimoniale e simbolico che ben si presta per le celebrazioni funerarie, ma è ben presente anche nei rituali a carattere pubblico, come attesta un passo omerico:

“Cosi disse [Agamennone], e a tutti piacquero le sue parole. Subito gli araldi versarono ed i giovani colmarono fino all’orlo crateri di vino, lo versarono in coppe e lo distribuirono a tutti per libare” (Il. X, 173-177).

Una speciale bevanda di tradizione omerica era il kykeion, un preparato a base di vino che veniva bevuto con l’aggiunta di farina bianca e formaggio caprino grattugiato. Alcuni reperti dalle necropoli di Capestrano e di Caporciano fanno pensare a riflessi di quest’uso anche in area abruzzese (fig. 5: grattugia da Capestrano).

La necropoli di Fossa testimonia fra l’altro la presenza di tazzine-attingitoio, i cosiddetti “cucchiai da sommelier” (fig. 6: tazzina-attingitoio da Fossa), presenti anche in tombe femminili, spesso associati a coltelli, a testimonianza della partecipazione della donna nelle pratiche e nella ritualità legate alla consumazione del vino.

 I #museiarcheologicidichieti celebreranno la Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio virtualmente insieme all’AIS. Collegati alla pagina Facebook @associazioneitalianasommelier per due appuntamenti in diretta alle 11.00 e alle 15.30 e brinda insieme a noi alle 12.30!

#gncvo2020#giornatanazionaledellaculturadelvinoedellolio2020#risolleviamoicalici#ladistanzanoncidivide#laculturanonsiferma#iorestoacasa#museiarcheologicidichieti#villaFrigerj#laCivitellaDirezione Regionale Musei AbruzzoAssociazione Italiana SommelierAis Delegazione PescaraAIS Sommelier delegazione ChietimuseitalianiMusei ItalianiAssociazione Culturale MnemosyneAssociazione culturale OltreMuseoArcheoKids