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La venere di Cansano

Dal santuario di Ocriticum (Cansano), II-I sec. a.C.. Terracotta a stampo con lavorazione a stecca, alt. cm 20,5.

La figura femminile nuda, con un amorino sulla spalla destra, si identifica verosimilmente con la dea Venere. La dea è acefala con il braccio destro disteso lungo il fianco e il sinistro portato al seno destro in un atteggiamento che ricorda l’Afrodite Pudica capitolina. La mano sostiene il panneggio che cadendo si appoggia sull’immagine, appena abbozzata, di un delfino. Una bandoliera scende dalla spalla sinistra al fianco destro. Il braccio sinistro è piegato, la mano è portata sul seno destro e la gamba sinistra è leggermente flessa. La figura è arricchita di elementi applicati come collane, anelli alle braccia, ai polsi e alle caviglie.

La quantità di ornamenti e di anelli intorno alle caviglie è attribuita da Erodoto ad alcune popolazioni egiziane di VI sec. a.C. In età classica il costume di ornare le caviglie con anelli è noto anche in Grecia ed è ben testimoniato nella tarda età repubblicana sotto l’influsso del costume egittizzante come allusione alla sfera erotica.

La piccola statua è stata rinvenuta in frammenti nel santuario della città romana di Ocriticum (Cansano – AQ), strutturato esso stesso come città e destinato ad ospitare culti diversi. Il terrazzo inferiore era dedicato al culto di divinità femminili, Cerere e Venere, mentre quello superiore era destinato ad una divinità giovia, probabilmente lo stesso Giove di Ocriticum ricordato da un’iscrizione funeraria di un membro del collegio dei suoi cultori.

Le ancillae Cereris et Veneris in fano Jovis sono sacerdotesse di un culto femminile con valenza anche oracolare, a giudicare dalla presenza, tra gli ex voto, di maschere fittili e di astragali, oltre al richiamo alla sfera della procreazione con statuine di bambini in fasce.

La dea Venere, simbolo di bellezza e fertilità, è dunque presentata in una duplice tensione tra la sfera erotica e l’atteggiamento di delicata pudicizia. La dea di Cansano sembra inoltre preludere all’assimilazione di Venere con il culto di Cibele-Iside.